Fonte Avellana è uno dei luoghi dello spirito nel territorio provinciale di Urbino, noto anche oltre i confini marchigiani, poiché la sua storia si intreccia con quella del monachesimo occidentale.

Fondato nel 980, l’eremo fu contaminato dalla spiritualità e dalla filosofia di San Romualdo, il monaco benedettino che creò la congregazione camaldolese. Fonte Avellana nei secoli ha attraversato fasi diverse, da punto di riferimento religioso e sociale, alle soppressioni del 1810 per mano di Napoleone e nel 1866 per l’Unificazione del Regno d’Italia. Tornata sotto la gestione dei monaci camaldolesi, Papa Giovanni Paolo II nel marzo del 1982 elevò elevato la chiesa abbaziale alla dignità di basilica minore.

Oggi il Monastero ha ritrovato il suo antico splendore, sia spirituale sia architettonico. Chi arriva a Fonte Avellana, può ammirare ancora oggi il complesso architettonico in ottime condizioni. Le cose da visitare sono molte: la chiesa in stile romanico-gotico del XII secolo, la cripta, il capitolo, il chiostro, il refettorio, il giardino botanico, lo scriptorium.  

Lo scriptorium è sicuramente l’ambiente più significato di Fonte Avellana. Qui i monaci amanuensi obbedivano alle disposizioni della Regola di San Benedetto circa il lavoro quotidiano trascrivendo su pergamena antichi testi classici greci e latini, realizzando preziosi codici miniati. La sala è stata progettata come una vera e propria meridiana, per scandire il tempo da dedicare al lavoro e quello da dedicare alla preghiera. Ma la funzione di orologio solare non è finita qui: il raggio di sole centrale si proietta a diversi livelli della sala a seconda della stagione: al solstizio d’inverno arriva esattamente sulla porta d’ingresso; al solstizio d’estate arriva sul gradino di fondo.

Fonte Avellana, da sempre, è un punto di riferimento culturale. La prestigiosa Biblioteca “Dante Alighieri”, ospita oltre 10.000 volumi, tra cui i preziosi codici miniati e antichi libri sacri. Qui è custodito il “Codice Musicale” o “codice NN” un breviario che, secondo la tradizione, sia opera anche di Guido d’Arezzo o Pomposiano, inventore del rigo (tetragramma) e della notazione musicale.

Molti furono i pellegrini che sostarono nel Monastero di Fonte Avellana, tra i tanti è d’obbligo ricordare Dante Alighieri, il quale ha reso omaggio all’Eremo citandolo nella Divina Commedia, nel canto XXI del Paradiso. Per suggellare questo rapporto con il sommo poeta, i locali posero a 300 metri dal monastero un lastra di pietra in cui è inciso in latino “un’eco risonante tra queste dense selve ripete i versi del divino poeta Dante. Provate a declamare uno dei tanti versi immortali rivolti verso Fonte Avellana e un’impressionante eco ve lo ripeterà per intero”.

Per chi volesse continuare a scoprire questo territorio, camminando per circa due ore si arriva al Monte Catria, il monte definito con la “testa tra le nuvole” ed è per questo che chi passeggia su questa cima ha l’impressione di essere più vicina al cielo.