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La città di Petriolo

Il Più antico documento riguardante Petriolo si ha nel "Liber Laergtorium" di Gregorio Catino, monaco vissuto tra il 1060 ed il1130 circa, che raccolse in più volumi i documenti dell'Abbazia di Farfa, registrando le concessioni dei beni dati in enfiteusi dagli abati. pertanto già nel 705 si è certi che esistesse il "Fundo Peturiolo". fundus, secondo alcuni, indicava "curtis" o "villa" ed il toponimo "Peturiolo" da "Praetoriolum" in una forma che ha perso la r per dissimulazione, ed è il diminutivo di praetorium nel senso di "dimora del pretore" dapprima, poi di "palazzo" o "casa signorile di campagna" e quindi "villa" ed anche "accampamento romano con tenda del capitano" Vista la vicinanza dell'antica Urbs Salvia, circa 5 Km, si può pensare che un influente cittadino, civile o militare che sia, costrui la sua villa o il suo praetoriolum, da cui deriverebbe l'attuale nome Petriolo. L'antico castello fu costruito probabilmente dai monaci benedettini farfensi sulle sue rovine. Dai documenti risalenti all'anno 1000, l'attuale territorio di Petriolo era allora propietà del vescovo di Fermo, che lo aveva ricevuto da un certo Butto o Buttolo, che, a sua volta lo aveva acquistato, o forse, con più probabilità, usurpato ai monaci denedettini, grandi proprietari terrieri, in quel periodo in piena crisi a causa di discordie interne. Nel 1070 il vescovo di Fermo lo vendette, (assieme a parte dei suoi possedimenti) ad un ricco signore della zona, Grimaldo, figlio di Attone dei Nobili Della Marca: è a lui che si attribuisce la fondazione del castello di Petriolo. Nell'anno del Signore 1264 Manfredi di Svevia, irritato dal tradimento dei figli di Gentile de Nobili di Petriolo, che non volevano sapere di restare ghibellini, ordinò la distruzione del castello e la deportazione dei suoi abitanti nella vicina Montolmo, fatto che, per motivi ancora ignoti, fortunatamente non accadde.
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