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La città di Ostra
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Tra il '600 e il '700 Ostra godette di un lungo periodo di pace e la città con il suo territorio venne descritta quasi come "una terra promessa" per gli appartenenti alle famiglie patrizie.
E proprio in quei due secoli Ostra "si rinnovò", grazie ai capitali provenienti dall'agricoltura e al basso costo della manodopera. Tutte le famiglie patrizie ricostruirono i loro palazzi, i numerosi ordini religiosi i loro conventi e la comunità civile il Palazzo del Comune.
Tutti i palazzi gentilizi e le chiese si arricchirono di pitture, stucchi e di altre opere d'arte.
A coronamento di questo sviluppo economico sociale e religioso, il 30 luglio 1790 il papa Pio VI concesse ad Ostra, per la rinomanza raggiunta, il titolo di Città e il 4 settembre 1795, lo stesso Papa istituì il Collegio dei Canonici elevando la chiesa parrocchiale di Santa Croce a Chiesa Collegiata.
Nel secolo XIX Ostra seguì le vicende dell'Italia, subendo all'inizio del secolo, durante l'occupazione francese, l'annessione al Regno ltalico e, dopo essere ritornata allo Stato Pontificio, partecipò, con suoi volontari, alle lotte risorgimentali fino a quando, dopo la conquista delle Marche, da parte delle truppe piemontesi (1860), per pubblico plebiscito venne annessa al Regno di Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia.
Il 5 aprile 1881, il Consiglio Comunale della città presentò al Regio Governo italiano la delibera del cambiamento della denominazione della città da Montalboddo in Ostra.
La richiesta venne accolta il 12 maggio 1881 con un Decreto firmato da Re Umberto I°.
Nel secolo XX Ostra ha vissuto nel bene e nel male le vicende dello Stato italiano, condividendone le sorti.
Ha sopportato gli orrori delle due guerre mondiali, la lotta partigiana e fratricida fino alla riconquistata libertà, che le assicura ancor oggi un certo benessere e prosperità.
Oggi Ostra guarda, con ottimismo al suo futuro, senza dimenticare le radici dalle quali è cresciuta.
La sua storia, che si respira nelle piazze, nelle vie maggiori e nei vicoli, i prodotti delle sue molteplici attività possono dare giustamente suggerimenti per la valorizzazione dei suo patrimonio urbanistico e delle sue energie produttive, culturali ed umane, per una più incisiva presenza nella realtà marchigiana e italiana della quale, attraverso i secoli, è stata uno specchio fedele. |
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