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La città di Montottone
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Fino al secolo XV ebbe la denominazione di Mons Actonis (Monte di Attone), sostituita poi con quella odierna di Montottone.
Nel 1191 Papa Celestino III investì i monaci Benedettini del dominio temporale e spirituale su Montottone; nel 1221 il patriarca di Aquileia cedette a Pietro IV, vescovo fermano, il castello di Montottone in feudo.
Nel 1397 i Montottonesi si ribellarono contro il Comune di Fermo; nel 1405 passarono sotto il dominio di Ludovico Migliorati da Sulmona e nel 1415 vennero assediati dal Malatesta di Cesena.
Dopo la morte del Migliorati si assoggettarono al Rettore della Chiesa della Marca e nel 1433 il dominio passò a Francesco Sforza.
Nel 1537 Pier Luigi Farnese, tolto il governo a Fermo, costituì a Montottone lo Stato Ecclesiastico in Agro Piceno sotto il governo del Cardinale Raduccio Famese.
In esso si riunirono tutti i Castelli soggetti a Fermo e il paese, per ben dieci anni, fu residenza dei vari governatori che si susseguirono. La supremazia su tutti i castelli vicini diede a Montottone lustro e benessere.
Testimoni dell'importante passato sono i resti delle poderose mura castellane entro le quali il paese è rimasto pressoché immutato.
Montottone occupa un modesto rilievo collinare dell’entroterra fermano, che rientra nella ripartizione Faleriense in età romana. L’abitato viene precocemente incastellato dai Benedettini, già prima dell’anno 1000, anche per opera del Duca Attòne, che gli dà nome. Nel corso dei secoli passa spesso di mano a seguito delle complesse strategie territoriali che coinvolgono il Vescovo di Fermo, alcuni altri patriarcati ecclesiastici e lo stesso potere papale; di quest’ultimo Montottone si ritrova, peraltro, ad essere il capoluogo piceno nella prima metà del ‘500. Quel periodo di rilevanza territoriale garantisce alla comunità, che allora si viene strutturando in sette contrade, un relativo benessere, che trova riscontro in una pregevole attività edilizia, pervenutaci nell’insieme in buone condizioni.
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