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La città di Gagliole
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Il territorio del Comune di Gagliole è contraddistinto da tre grandi complessi paesaggistico-ambientali.
Il primo riguarda le basse colline che degradano dolcemente tra gli abitati di Castelraimondo e Matelica; si tratta di modesti rilievi di natura marnoso-arenacea, particolarmente idonei alle pratiche agricole che nel corso dei secoli hanno profondamente modificato il paesaggio, il quale si presenta oggi intensamente coltivato. Completano il quadro naturalistico di quest’ambiente le grandi querce camporili che punteggiano i campi e rimarcano le strade vicinali ed i fossi, dove è ancora possibile osservare lembi di vegetazione igrofila a salice bianco (salix alba).
Il secondo ambito comprende invece le alte colline arenacee su cui spesso sorgono i piccoli borghi medievali, nonché il capoluogo comunale.
La maggiore acclività di questi rilievi ha fortemente limitato, in passato, lo sviluppo delle attività agricole che si concentrano nei fondovalle e sui costoni meno acclivi.
Il resto del territorio è invece caratterizzato da formazioni boschive a prevalenza di roverella (Quercus pubescens) con sottobosco luminoso e ricco di arbusti ed erbe che danno origine a vistose fioriture primaverili, come quella del citiso (Cytisus sessilifolius), della cornetta dondolina (Hippocrepis emerus ssp. emeroides) e della profumatissima madreselva etrusca (Lonicera etrusca). In corrispondenza dei terreni arenacei più acidi si conservano, invece, interessanti castagneti da frutto. La porzione più orientale del territorio comunale è infine caratterizzata dall’affioramento di substrati carbonatici che strutturano la dorsale appenninica marchigiana, dove si raggiungono le massime quote dell’area considerata (Monti Marzolare 976 mt.; Monte Faeto 885 mt.).
Le morfologie aspre ed il clima montano hanno preservato questo territorio dall’intensa atropizzazione verificatasi nelle fasce collinari; il paesaggio vegetale è infatti contraddistinto da estesi boschi caducifogli sui versanti più freschi, mentre su quelli maggiormente soleggiati ed acclivi prevalgono le sclerofille sempreverdi. Le specie arboree che contraddistinguono queste formazioni sono, rispettivamente, il carpino nero (Ostrya carpinifolia) sulle pendici più ripide, il cerro (Quercus cerris) sui terreni decarbonati semipianeggianti ed il leccio (Quercus ilex) sui costoni semirupestri con roccia affiorante.
Le sommità dei rilievi sono occupate da formazioni erbacee secondarie a prevalenza di bromo (Bromus erectus) a cui si associano numerosissime altre specie che in primavera danno luogo a caleidoscopiche fioriture, che vanno dal giallo degli eliantemi al bianco delle filipendule e degli asfodeli, al rosso carminio delle orchidee fino al blu della salvia dei prati. L’insieme di questi ambienti sostiene anche una ricca comunità di animali tra cui spiccano l’aquila reale (Aquila crisaetos), che viene spesso a cacciare sulle praterie sommitali, il lupo (Canis lupus ssp. lupus) che frequenta furtivo i boschi e le forre più intricate e nascoste, il capriolo (Capreulus capreulus) e il cinghiale (Sus scrofa) osservabili, all’imbrunire, al margine dei campi o sui pascoli.
In questo contesto di particolare equilibrio ed armonia diffusa meritano di essere evidenziati alcuni luoghi di particolare suggestione o interesse naturalistico, come la sorgente a sifone che affiora sugli alti costoni rocciosi presso la località “Sasso Pozzo”; le Gole dell’Elce, dove le verticali pareti rocciose creano un ambiente ricco di specie rare e di felci.
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