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La città di Castelbellino

CastelbellinoIl nome più antico di Castelbellino è Morro Panicale e risale, documentato, agli anni intorno al Mille come Castrum Murri e de Murro Panicale. Il mutamento del nome da Morro Panicale in Castel Ghibellino, Castel Gibellino, poi in Castel Bellino e Castelbellino, avvenne agli inizi del Trecento, quando fuoriusciti "ghibellini" da Jesi si rifugiarono nel castello, lo restaurarono e gli dettero il nome della loro fazione. Altri comunque ritengono il toponimo composto di castello e di un nome di persona Bellinus, Bellino attestato con frequenza nelle carte medievali. Il territorio della Vallesina, cioè dell’ara di Pianello, si divide in Pianello Vallesina tra i Comuni di Castelbellino e Monte Roberto è antica, risale a quando ancora non c'era nessun agglomerato urbano, certamente ai sec. XIV-XV quando ciascun castello consolidò la propria influenza su un dato territorio ed i confini eran tracciati da strade o corsi d'acqua. La chiesa, sul confine tra i due comuni, appartiene sempre alla parrocchia di S. Marco di Castelbellino e come tale era registrata e visitata dai vescovi in visita pastorale. Solo nel 1740 si annota che vi celebra un sacerdote di Monte Roberto ogni festa "pro consuetudine Rusticorum", frequentata cioè dalla gente delle campagne limitrofe. Era ubicata sull'area dell'attuale casa in piazza della Vittoria n. 1 e 2 e ricordata per la prima volta nella visita pastorale del 1673. Una chiesa molto povera, anche se agli inizi ebbe qualche lascito, senza alcun pregio artistico, con un quadro della Madonna della Misericordia cui venivano attribuiti nel 1726 molti miracoli ("miraculis clara") attestati da altrettanti ex-voto. La posizione della chiesa sul "trivio" era favorevole: punto di sosta e d'incontro per i viaggiatori e di incrocio tra diverse strade, una che per via S. Giorgio saliva a Castelbellino, Monte Roberto e Maiolati provenendo da Jesi, l'altra che andava verso il fiume e l'altra ancora che saliva verso Castelbellino e Monte Roberto per via Mattonato. Nel 1672 il comune di Castelbellino ottenne l'autorizzazione dal papa Clemente X di fare una fiera il lunedì della terza domenica di maggio proprio accanto alla chiesa. La proposta di una fiera alla "Madonna del Trebbio" era stata discussa e approvata per la prima volta il 4 giugno 1656 ma non se ne fece nulla mancando i denari per ottenere l'apposito breve pontificio per l'istruzione della fiera stessa. Da allora, inizialmente solo per la fiera, confluirono alla Madonna del Trivio le popolazioni delle campagne e dei castelli vicini: il luogo, facilmente raggiungibile anche da Jesi, era un importante raccordo economico e sociale tra città e contado. Per due/tre secoli tuttavia furono più numerose le case coloniche sparse per la campagna che non quelle che cominciavano a sorgere non lontano dalla chiesa. L'insediamento residenziale ebbe origine con la tipologia di "contrada su strada", con gli edifici cioè distribuiti ai lati di una o più strade, assumendo successivamente una forma più complessa con l'aggiunta al primitivo tracciato di altri paralleli od ortogonali. Altri centri urbani della Vallesina si sono formati lungo l'asse fluviale dell'Esino e della strada statale ex-76 con questa tipizzazione, Stazione di Serra S. Quirico, Angeli di Rosora, Moie di Maiolati, ecc. Lo spazio davanti alla chiesa, il vero "trivio", è stato sempre il centro vitale e nevralgico di Pianello. L'amministrazione Comunale di Monte Roberto ne curava la manutenzione provvedendo alla ghiaia necessaria. Notevole impulso all'agricoltura e la risistemazione delle case coloniche nelle sue numerose proprietà diede la famiglia Salvati dagli inizi dell' Ottocento in poi. E' di questi anni (1805-1820) la costruzione di questa villa di campagna, villa Salvati, il cui progetto è dovuto all'architetto romano Giuseppe Camporesi (1763-1822). Con l'affermarsi nel primo Novecento (1906-1910) della Fornace per Laterizi di Salvati, Barcaglioni e C., già nel 1902 di Luigi Cerioni, diversi operai cominciarono a cercare abitazione a Pianello.
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